Whyte Hotel, sognando Brooklyn

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Whyte Hotel Brooklyn

Gusto vintage e recupero dei materiali si intrecciano in questo albergo alla moda.

L'ultimo tra gli hotel-boutique in uno dei quartieri più alla moda della Grande Mela stupisce negli arredi e nella personalità, ricavato com'è da una vecchia fabbrica. Per un'hotellerie che rispetta il tessuto urbano.

Si può trasformare una vecchia fabbrica di tessuti in un hotel di lusso? Sì, se si è americani e ci si trova a Brooklyn, uno dei quartieri di New York più in voga negli ultimi anni. L'idea è venuta a un albergatore australiano, Peter Lawrence, che ha unito le forze con il socio Jed Walentas per creare un hotel-boutique diverso da tutti gli altri: il Whyte Hotel si ripromette infatti di non essere un semplice albergo per straricchi senza alcun rispetto per il contesto urbano che lo circonda, ma un edificio che, pur avendo cambiato destinazione d'uso, diventi parte integrante del particolarissimo tessuto di quest'area di Brooklyn, il "waterfront" conosciuto come Williamsburg. Qui gli "hipster" e gli amanti del buon gusto nella Grande Mela hanno decretato il successo del Whyte, preferito proprio per il suo carattere distintivo agli alberghi meno personali e tutti simili tra di loro dell'affollata, vicina Manhattan, il cui skyline si domina splendidamente dalla terrazza in cima agli otto piani.

Arredi riciclati

La personalità del Whyte si coglie fin dalla grande insegna "Hotel" a caratteri cubitali, in verticale, ricavata da materiali di recupero come vecchi cartelli stradali e dall'irresistibile gusto vintage. Ma molti degli arredi e dei decori dell'hotel seguono la filosofia del riciclo: i letti e gli infissi infatti provengono tutti da materiali originali della vecchia fabbrica, che dà lo stile a tutte le stanze. Travi di pino, finestre ad arco e piloni in ferro sono infatti il leit-motiv del Whyte, che può contare anche su idee originali e un po' eccentriche come le "band room" per quattro-sei persone e dotate di giganteschi letti a castello.

Rispettando il tessuto urbano

Lussi che molti considerano irrinunciabili come piscina e centro benessere sono sacrificati, insomma, in nome di un'hotellerie più rispettosa dei suoi dintorni, lontana dai grattacieli alti cento piani che non facilitano la comunicazione tra gli ospiti e fungono solo da "dormitori di lusso" senza attrattive per la maggior parte dei turisti. I comfort comunque non mancano, sempre senza stravolgere la natura dell'edificio: ad esempio, invece di creare complicati sistemi hi-fi, si è optato per un singolo jack audio rosso collegato ai diffusori della stanza e che può essere usato per riprodurre i contenuti del proprio iPhone o lettore di mp3.

Un pezzo di Brooklyn

Brooklyn è presente in ogni angolo del Whyte con i suoi marchi più prestigiosi: Andrew Tarlow, una vera celebrità di questo quartiere alla moda, formatosi nei ristoranti più frequentati e segnalati dalle guide, ha il compito di gestire il ristorante specializzato nelle cotture alla brace e il bar al sesto piano dell'albergo, la carta da parati è del designer Dan Funderburgh di Flavor Paper, il mini-bar e la piccola selezione di gelati portano la firma di Marlow & Sons, mentre opere di Steven Powers e Duke Riley consacrano definitivamente il Whyte come uno dei nuovi hotel più di tendenza a New York.

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